SERATA DI PRESENTAZIONE

VIENI GIOVEDI 21 AL COVENT GARDEN ALLE ORE: 22:00 (ENTRATA GRATIS) MUSICA, DIVERTIMENTO.... E TANTO RUMORE... SERATA DI PRESENTAZIONE DELL' ASSOCIAZIONE "IL RUMORE" DEI GIOVANI DI CAPACCIO-PAESTUM... INSIEME PER MIGLIORARE IL PAESE E SOSTENERE I GIOVANI... NOI SIAMO IL FUTURO!!!..

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1° MAGGIO A TRENTINARA


Il 1° Maggio 2009 a Tentinara ha preso vita un'alternativa locale al grande concerto della Roma capitale, dimostrazione dell'energia e delle capacità organizzative dei nostri giovani!

La festa dei lavoratori, quest'anno, ha assunto i colori del Cilento e le forme delle realtà giovanili del nostro caro e amato territorio: a Trentinara, un piccolo paesino di montagna, si è manifestata la pulsione artistica, nella fattispecie musicale, di una realtà evidentemente ricca di iniziativa e idee, ma limitata dalla triste condizione meridionale a puntuali picchi d'estro creativo. A partire dalle ore 17:00 presso il campo sportivo "A.Cavallo" del piccolo comune cilentano, su un palco un po' improvvisato, si sono alternati tra performance di grande valore e coinvolgimento gruppi locali, nascenti musicisti: i Martinicca Boison, Marco Bruno & Na-ma-rà con la loro musica folkloristica, gli agropolesi Yes Daddy Yes e gli S.W.A.N., giovanissimi ragazzi appena maggiorenni, e, per finire, una tribute band a Fabrizio De Andrè, gli Eianda, che hanno dato prova di un sound stimolante e travolgente rievocando la meravigliosa musica del cantautore genovese.

Eppure, al di là della bravura, oggettivamente riconosciuta, di quelle bands adrenaliniche e incitate dal ben "numeroso" pubblico trentinarese, io, che ho volentieri preso parte alla manifestazione, non ho potuto far altro, oltre che ovviamente ballare e godere della spensieratezza di quella notte, che contemplare l'orgoglio e la dignità con cui quei pochi organizzatori e partecipanti levavano al cielo le loro fiere voci di coscienti cittadini, desiderosi di realizzare la propria essenza in una convivenza comunitaria e libera, di ragazzi, in ultima analisi, pronti, ed anzi bisognosi, di pervenire all'autocoscienza. Mentre ballavo e l'odore di vino mi circondava, io pensavo costantemente alla felicità che mi donava ascoltare il canto della diversità, dell'alternativa, della lotta all'apatia che paralizza le nostre zone da decenni e che è perfettamente incarnata nella nostra classe politica "giurassica", obsoleta, vecchia e senile fino al midollo: Trentinara mi e ci ha donato la possibilità di sognare... sogniamo dunque la civiltà dei nostri più spontanei desiseri, 'ch'essa è viva in potenza proprio nella nostra attiva partecipazione al suo stesso divenire storico!
Andrea Bernardi

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MEETING DEL MARE


A Marina di Camerota si terrà, dal 30 Maggio al 1 Giugno la XIII Edizione del Meeting del Mare.

Una tre giorni di musica, arte, convegni, incontri e tanto altro.

Tema di questa edizione è "L'impossibile": "il possibile già lo conosciamo... forse lo abbiamo già vissuto e magari ci ha anche già delusi. Non ci resta che tentare l'impossibile e, se ci riuscirà, avremo cambiato il mondo e lo avremo reso felice".. PROGRAMMA

SABATO 30 MAGGIO
Esibizione band emergenti, a partire dalle ore 16:30
Rassegna di danza contemporanea
MORGAN piano solo, ore 21:00
PLANET FUNK in concerto, a seguire

DOMENICA 31 MAGGIO
Esibizione band emergenti, a partire dalle ore 16:30
Performance sul tema dell'evento
AFTERHOURS in concerto, ore 21:30
Esibizione DJ emergenti, a seguire, fino alle ore 02:30

LUNEDI' 1 GIUGNO
Esibizione band emergenti, a partire dalle ore 16:30
Spettacoli Circensi
Compagnia di danza Intarsi
VINICIO CAPOSSELA in concerto, ore 21:30


Tutti i giorni mostre fotografiche, installazioni visive, esposizioni d'arte, rassegna di letterature nuove, conferenze e convegni.
Per il programma dettagliato: www.meetingdelmare.it

FONTE: http://www.salernocity.com/news/default.asp?codice=19629&directory=Home

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FOTO EVENTI

Vedi le foto degli eventi:

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FOTO PAESTUM


FOTO PAESTUM.










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FEDERICO II e CAPACCIO di Gaetano PUCA

Il medioevo è stato caratterizzato dalla lotta tra il papato e l’imperatore. Il papato sosteneva che Dio aveva delegato il potere sulla terra al pontefice e che questi delegava a sua volta all’imperatore il potere temporale. Di qui la subalternità dell’imperatore verso il papa. Il principio per il quale era il papa ad incoronare gli imperatori fu sancito nella notte di Natale dell’800, quando il papa incoronò solennemente Carlo Magno.

Il 22 novembre 1220 il papa Onorio III conferì a Federico II, educato presso la corte pontificia, la corona imperiale con l'intesa che questi sarebbe stato il braccio politico e militare della chiesa e del papa. L’imperatore poi iniziò a sostenere principi diversi e non mantenne le promesse fatte. Dio aveva distinto i due poteri spirituale e temporali, assegnandoli direttamente e rispettivamente al papato e all’imperatore; di conseguenza sostenne che non vi era nessuna subalternità, il papa e l'imperatore, indipendentemente l'uno dall'altro, dovevano rendere conto a Dio per il proprio potere.
Federico II (1) fu più volte scomunicato dal Papato. Nel 1243 al Papa Celestino IV succedeva il genovese Sinibaldo Fieschi che prese il nome d’Innocenzo IV con il quale Federico cercò subito di avviare trattative. Il Papa Innocenzo IV partì da Roma per Lione, convocò un Concilio e con sorpresa di tutti scomunicò Federico dichiarandolo decaduto dai suoi regni e liberando i vassalli da ogni obbligo di fedeltà e di vassallaggio. La lotta va inserita nei contrasti tra Federico II e il Papa Innocenzo IV e la scomunica segnò la rottura di ogni trattativa tra l’imperatore e il papa.

Gran parte della nobiltà del regno si schierò a favore del papa anche se molti dei congiurati appartenevano alla cerchia dei più intimi amici dell’Imperatore, sedevano a corte e Federico riponeva in loro tutta la sua fiducia, innalzandoli ai più alti onori. Egli li aveva trattati come suoi figli. Tra questi vi erano in testa i conti Guglielmo e Tommaso della potente famiglia Sanseverino, con tutti i loro parenti ed i loro vassalli, Teobaldo, Riccardo e Roberto Fasanella, fratelli di Pandolfo, con i cugini Matteo e Demetrio Fasanella, Gisulfo di Maina e Bartolomeo di Alicio, signore di Pisciotta, Francesco Guglielmo, secondo figlio di Guglielmo di Postiglione, Goffredo Della Morra ed altri che presero parte alla congiura contro l’imperatore che passò alla storia appunto col nome di congiura di Capaccio, città governata dai Sanseverino che l'avevano in feudo, dove si erano riuniti. (2)

Mentre si preparava la congiura Federico si trovava a Grosseto, impegnato nella guerra contro i milanesi, il conte di Caserta, marito di una sua figliola naturale, lo avvisò. L’imperatore si affrettò a tornare nel regno lasciando il figlio Enzo come vicario in Lombardia. Alcuni dei congiurati, come Pandolfo Fasanella e Jacopo della Morra, si posero in salvo presso lo stato pontificio, altri, ritenendo di non poter resistere all’imperatore e ai suoi fedeli, si rinchiusero nei castelli di Sala e di Capaccio.

Sala fu subito conquistata dai feudatari rimasti fedeli a Federico che, giunto nel regno, nel 1246 assediò Capaccio, dove si erano asserragliati i Sanseverino; Federico definì i congiurati “parricidi”, esigendo che, una volta arrestati, fossero sottoposti all’esecuzione capitale. Poi, discusse con Pier delle Vigne sulle contromisure da adottare.

I Sanseverino si fortificarono nell’inespugnabile Castello e continuarono a difendersi allorché per la mancanza di piogge, venne del tutto a mancare l’acqua nell’enorme cisterna esistente. L’assedio durò oltre cinque mesi e l'esercito di Federico II usò tutti gli accorgimenti e tutte le tecniche militari, comprese le catapulte, ma, alla fine, Capaccio fu espugnata, e incendiata.

Così i Sanseverino furono costretti ad arrendersi e dall’eccidio della famiglia si salvò un bambino di nove anni di nome Ruggiero, (3) che, dopo tanto peregrinare per l’Italia del Sud, fu allevato e cresciuto a Roma presso la corte del papa.

Walter Okra in una lettera al re d’Inghilterra ci tramanda che ai congiurati fatti prigionieri, prima della morte, furono cavati gli occhi, troncato il naso, le mani e le gambe. La tradizione orale tramanda ancora oggi che i ribelli furono messi in un sacco con un cane e ad una vipera e lanciati dal monte Calpazio, luogo in cui ancora oggi vi sono i ruderi del Castello e il Santuario della Madonna del Granato, antica cattedrale della diocesi di Capaccio. Il luogo fu abbandonato e i cittadini superstiti si ritirarono all’interno, presso il villaggio San Pietro che successivamente prese il nome di Capaccio Nuovo.

Alcuni storici ritengono che nell’assediare Capaccio Federico II abbia posto il suo quartiere generale a Santa Lucia di Cicerale. La località é distante in linea d’aria parecchi chilometri dal Calpazio. Ritengo tale ipotesi poco rispondente al vero. Considerando quanto affermato da autori locali come Lucido di Stefano di Aquara (4) e Cosimo De Giorgi (5) ci rendiamo conto che la Tempa dell’Imperatore, una collina nei pressi di Capaccio, più verosimilmente possa essere stata la sede del quartiere generale di Federico II.

Nel 1882 De Giorgi (6) oltre a descrivere gli aspetti geografici della Valle, nota anche le problematiche legate al territorio come i collegamenti stradali da un paese all’altro, dà un’indicazione della Tempa dell’imperatore e sostiene che è all’interno tra i monti Calpazio o Soprano e Sottano. Di Stefano (7) afferma che da tale tempa è visibile sia il Castello sia la chiesa del Granato. E’ da ritenersi nelle vicinanze del Getsemani, edificato su un’altura, in quanto la zona è detta Cesarone. Il suffisso one vuol dire grande, quindi Grande Cesare, ossia imperatore. Confinante con Cesarone vi è un’altra zona denominata Gian Cesare, ove Gian s’intende Gran e quindi Gran Cesare, dunque stesso concetto di imperatore.

Sopra la zona denominata Crispi, in direzione di Roccadaspide, a qualche chilometro dal Castello, vi è un basso piano, oggi detto Campo dei Capitani. Ecco gli elementi che ci riconducono alla presenza di Federico II nel territorio di Capaccio.

Dalla zona Crispi non è visibile né la chiesa e né il castello, ritengo che il quartiere generale sia stato fissato nel versante ovest, verso la direzione del mare.

Federico II, durante l’assedio di Capaccio, certamente usò le catapulte, macchine da guerra, in quell’epoca, moderne ed avanzate. Intervistando un anziano (8) nella zona Crispi, poco lontano dal santuario del Granato, oltre a riferire la denominazione Campo dei Capitani, precisando che il toponimo derivava dai comandanti dell’esercito di Federico II, ha raccontato che da giovane coltivava dei terreni sul bassopiano sotto il Castello e “vi erano tante pietre di forma levigata, simile ai sassi di un fiume e grandi quanto un pugno di una mano”(e ancora oggi si può notarne qualcuno). Da tale racconto si può dedurre che tali sassi erano i proiettili delle catapulte. Queste rovinarono le tubazioni che portavano l'acqua alle cisterne e gli assediati, circondati da tutti i lati, furono costretti ad arrendersi.

Il 17 luglio del 1246 Capaccio fu abbandonata, i cittadini si spostarono a valle ove fondarono l'attuale Capaccio.

Federico II distrusse Capaccio, il centro più grande ed importante: era sede del vescovo e di un feudatario che ne era conte, era un centro commerciale e politico importante, si pensi che Ottone II, imperatore di Germania, soggiornò a Capaccio prima di recarsi a Salerno. La sua fine provocò la scomparsa dei centri satelliti di Rodigliano, di Mercatello, di Santo Janni, di Monte di Palma e di Santo Chirico. Scomparve il sistema economico che faceva perno su Capaccio e su Fasanella. Questa ubicata sulla via tra Capaccio e il Vallo di Diano, per la sua posizione geografica, era un centro commerciale di grosso rilievo.

Mentre nell’Italia settentrionale si accentuavano le tendenze all’autonomia comunale che insidiavano l’autorità imperiale, nell’Italia meridionale si costruivano compagini accentrate. Nel nostro territorio Capaccio e Fasanella erano due città importanti della Valle del Calore e della Valle del Fasanella. Si può affermare che Federico II, pur avendo dato origine alla scuola siciliana, alla nascita dello stato burocratico, alla centralizzazione dell’amministrazione statale, determinò l’abbandono di questi centri.

A Sant’Angelo a Fasanella (9) ogni anno si ricorda l’episodio di Federico II del 1246 e la rivincita di Pandolfo.

Ad Altavilla e Capaccio è diverso. È una rimozione culturale, non volendo ricordare le stragi e le distruzioni totali di quell'episodio.

Ad Altavilla, ancora oggi, una zona del paese si chiama MURU RUTTU, è il luogo ove Federico II penetrò nella città, creando un foro nelle mura, qui non vi è alcun muro ed i cittadini ignorano la motivazione di tal nome e distrusse tutto facendo strage degli altavillesi. Lasciò indenne solo la chiesa di Sant’Egidio perché era una badia regia.. Altavilla non ricorda l’avvenimento della distruzione del 1246.

Anche Capaccio non ricorda gli avvenimenti di Federico II con manifestazioni. Nel ‘900 la denominazione tempa dell’Imperatore è scomparsa, non la ritroviamo nella toponomastica locale, è stata cancellata dalla memoria storica dei capaccesi. Capaccio promuove diverse manifestazioni a carattere culturale, nessuna porta il nome della congiura o di Federico II. Vi è il desiderio di voler saltare una pagina di storia avvilente, vi è un forte desiderio di voler dimenticare i fatti di stragi e voler rimuoverla dalla coscienza collettiva.

Ecco, come il vissuto problematico dell’abbandono è diverso, al di là dell’epoca e del luogo in cui si realizza, e al di là del tempo e dello spazio.(10) Infatti, se in molti paesi si verifica un abbandono graduale, con Capaccio e Altavilla si ebbe una distruzione militare che ha determinato la voglia di dimenticare.

NOTE

(1) la figura di Federico II é poliedrica. Si presenta in varie sfaccettature come l’amante della caccia, il politico, il poeta, il mecenate, il generale, il capo di stato.

(2) l’evento di Federico II è stato trattato da numerosi autori locali tra cui vanno ricordati Pandolfo Collenuccio autore del Compendio delle Historie del Regno di Napoli (1541), Volpi Giuseppe del ‘700, autore della Cronologia dei vescovi di Capaccio, Michele Zappulli del ‘600, autore del Sommario Historico, Pietro Ebner, del 900 autore di Chiesa, baroni e popolo, Lucido di Stefano del ‘700 autore della Valle di Fasanella nella Lucania, Cantalupo e La Greca con Storia delle terre del Cilento Antico.

(3) Secondo la tradizione fu salvato da un servo, Donatello Di Stasi, che lo fece uscire dal castello, ormai occupato e distrutto, nascosto in un sacco di patate portato a dorso di asino. Vedi anche G. Volpi, Cronologia…pag.27.

(4) L. di Stefano,Della Valle di Fasanella nella Lucania,(1781) ristampa a cura del Centro di Cultura e studi storici Alburnus 1994, pag. 220.

(5) Di Stefano, vissuto nella metà del ‘700, nella sua opera parla del Cilento, dei diversi centri della Valle del Calore e delle famiglie illustri come i Fasanella. In particolare afferma che i capaccesi anche contemporanei, osavano chiamare una collina Tempa dell’imperatore in quanto su detta collina, secondo la tradizione, Federico aveva fissato il suo quartiere generale. De Giorgi, Viaggio nel Cilento editore Galzerano,1995, a pag. 208, afferma:…l’arenaria invece deriva dall’insenatura tra i monti Soprano e Sottano presso Capaccio, e dalla collina denominata Timpa imperatore, sulla quale vuole la tradizione si sia accampato Federico II…

(6) nell’opera Viaggio nel Cilento. Inoltre nell’opera Cilento geologia e idrografia (ed. Galzerano, 2003) a pag.105 sostiene che …Timpa imperatore a N.O. di Capaccio…

(7) Di Stefano, idem, pag. 221 (vol. I)

(8) L’intervistato è il Signor Merola Vittorio nato nel 1925.

(9) ricorda l’evento con celebrazioni in due giorni. Nel primo giorno viene installato un castello di legno nella piazza principale del paese. Un corteo di figuranti (giovani del paese con costumi medioevali), si reca nella zona più antica, denominata Capaccio Vecchio, ove viene recitato l’incontro dei congiurati. Successivamente giunge Federico con altri figuranti e distrugge il Castello. Seguono manifestazioni con arcieri. Nel secondo giorno giunge Pandolfo con il suo corteo che riconquista il Castello che simboleggia l’antica Fasanella. Seguono delle cerimonie di festa consistenti in musica, balli e somministrazione di piatti tipici del Cilento.

(10) La problematica dell’abbandono è d’attualità nei centri collinari del Cilento e della Valle del Calore. Nel 1997 organizzai una ricerca, con interviste ed inchieste, sull’abbandono di Roscigno, da una parte, emerse il vivere meglio a Roscigno Nuovo potendo usufruire delle comodità della società moderna, dall’altra un desiderio intimo, che trapelava dagli atteggiamenti e dai toni di voce degli intervistati, di voler valorizzare i luoghi della propria infanzia e dei ricordi, di voler conservare il proprio bagaglio culturale, realizzando un museo all’aperto. Il desiderio di conservare identità e radici è legittimo per i Roscignuoli e per tutti i cilentani perché l’abbandono di centri del Cilento e della Valle del Calore è in atto, anche se graduale. Oggi, come ho dimostrato nel libro Il processo di desertificazione nella Valle del Calore e del Fasanella, l’abbandono è crescente, i nostri paesi contavano più abitanti agli inizi del ‘900 che nel 2000. Mancano di servizi come la fornitura dell’acqua e di posti di lavoro. I giovani, dopo il diploma o la laurea, sono costretti ad emigrare, mentre potrebbero dare un contributo allo sviluppo.

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STATUTO DELL' ASSOCIAZIONE “IL RUMORE”


Allegato “A”


STATUTO ASSOCIAZIONE “IL RUMORE”

Titolo I - Disposizioni generali



Art. 1. Denominazione e sede - Ai sensi degli articoli 36 e seguenti del codice civile, è costituita l’associazione “Il Rumore”.

L’Associazione ha sede in Capaccio Scalo (SA) alla via magna Graecia, n. 179.

Art. 2. Durata - L’Associazione ha durata illimitata.


Art. 3. Finalità ed attività - L’Associazione persegue le finalità ed osserva le regole previste dal presente Statuto sociale.

Essa non ha fini di lucro ed è apolitica e apartitica.

A titolo esemplificativo e non esaustivo, l’Associazione si propone di praticare, diffondere e promuovere la cultura generale, attraverso:

- l’allestimento di spettacoli artistici e sportivi, munendosi di tutti i mezzi necessari e adottando tutte le opportune opzioni per agire nel rispetto della normativa vigente (riguardo all’attività di spettacolo, dato il carattere volontario e dilettantistico della stessa, ai soci non è riconosciuto alcun emolumento, a qualsiasi titolo, fatto salvo il rimborso delle spese effettivamente sostenute e debitamente documentate);

- la promozione di iniziative della pratica artistica, sportiva e culturale in genere, con l’organizzazione di corsi e stages di aggiornamento, per le diverse specializzazioni (attore, tecnico, regista, calciatore, ecc.), rivolte in modo esclusivo, o prevalente, ai propri soci e a quelli delle associazioni collegate, e in particolare elaborazione di programmi, progetti ed attività legate al teatro, al cinema, alle tecniche video, alla musica, alla danza, alla letteratura, all’archeologia, all’architettura, all’ingegneria, alla fotografia, alle arti figurative, allo sport, alla psicologia, alla sociologia, al diritto, all’economia, all’informatica, alle scienze, alle nuove tecnologie, al volontariato, alle tecniche di sicurezza urbana, alle politiche di sviluppo rurale e paesaggistico, ecc., anche a livello nazionale ed internazionale;

- la promozione di iniziative di ricerca e divulgazione della cultura mediante l’organizzazione di convegni, eventi, manifestazioni, concorsi a carattere locale, nazionale ed internazionale;

- la realizzazione di iniziative editoriali, di stampa, di video, ecc., nonché di studio ed approfondimento riguardanti la cultura generale;

- la promozione di progetti mirati alla rimozione del disagio sociale e di integrazione, rispetto ai bambini, ai giovani, agli immigrati, ai portatori di handicap, agli ammalati, ecc.;

- la difesa e la valorizzazione del territorio in tutti i suoi aspetti (ecologico, urbanistico, artistico, sociale, culturale, ecc.) e in tutte le sue potenzialità (turistiche, sportive, produttive, di gestione del tempo libero, ecc.), contro ogni forma di sfruttamento e di degrado;

- la diffusione tra i più giovani di un modello aggregativo fondato sulla socializzazione e sull’interscambio delle esperienze personali, in contrapposizione alla disgregazione individualistica;

- la promozione della costituzione di circoli ricreativi e società sportive, di circoli culturali, gruppi di interesse, cooperative, ed altre aree di attività, per la crescita di una nuova cultura associativa su tutto il territorio nazionale e tra gli italiani che lavorano all'estero;

- la promozione di una cultura ambientale ed ecologica rivolta a tutelare e valorizzare i beni ambientali e culturali;

- la divulgazione ed il miglioramento delle pratiche culinarie ed alimentari, delle tecniche della produzione alimentare ed enologica, operando, inoltre, per favorire la diffusione di prodotti di qualità con un corretto atteggiamento nei confronti dell'ambiente naturale, nella tutela assoluta dei diritti dei consumatori;

- lo sviluppo dell'attività di indagine e di ricerca finalizzata alla promozione ed alla diffusione della attività istituzionale dell'associazione;

- la promozione e l’organizzazione di corsi di formazione extra-scolastica per indirizzare i giovani alle attività di conoscenza e di apprendimento al fine di favorirne anche l'inserimento nelle attività occupazionali e di lavoro;

- l’affiancamento ad enti, istituzioni, organizzazioni nazionali ed internazionali che abbiano fini in armonia con quelli dell’associazione e che operino nel campo culturale, artistico e turistico, proponendo iniziative che contribuiscano allo sviluppo delle attività della cultura, in particolare con scuole ed università;

- la valorizzazione e lo sviluppo di aggregazione e dei linguaggi giovanili, come forma specifica di lotta al disagio tra le giovani generazioni;

- la promozione di attività di animazione ed aggregazione rivolta ai bambini ed ai ragazzi, attraverso la realizzazione di momenti di gioco, attività culturali formative volte a favorire un corretto ed armonico sviluppo educativo dei bambini e dei ragazzi, operando in particolare per la realizzazione di momenti di incontro e scambio generazionale;

- la promozione, in conformità alle esigenze dei soci, di ogni altra attività culturale.

Per queste attività, l’Associazione adotterà tutti i mezzi necessari e tutte le opportune opzioni per agire nel rispetto dello Statuto e della normativa vigente in materia.

Per l’attuazione dei propri scopi, l’Associazione potrà assumere o ingaggiare artisti, mimi, attori, musicisti, danzatori, coreografi, cantanti, scenografi, registi, conferenzieri, consulenti, professionisti vari e ogni altro esperto e personale specializzato esterno all’Associazione.

L’Associazione potrà compiere ogni altra attività connessa o affine agli scopi sociali, nonché compiere tutti gli atti e concludere tutte le operazioni contrattuali di natura immobiliare, mobiliare, industriale e finanziaria, necessarie ed utili alla realizzazione degli scopi sociali, e comunque direttamente o indirettamente attinenti ai medesimi.

Art. 4. Risorse economiche - Per il conseguimento degli scopi associativi viene costituito un fondo formato dalle quote sociali annuali, ulteriori contributi dei Soci, contributi di amministrazioni pubbliche e di terze persone, enti, ecc.

Durante la vita dell’Associazione vige il divieto assoluto di distribuzione, anche indiretta, di utili, fondi, riserve, capitali o avanzi di gestione conseguiti dalla medesima.

Art. 5. Statuto e Regolamento - Lo Statuto costituisce la regola fondamentale di condotta dell’Associazione.

Esso vincola alla sua osservanza tutti i Soci.L’Assemblea può deliberare il Regolamento dell’Associazione, il quale disciplina, nel rispetto dello Statuto, gli ulteriori aspetti relativi all’Associazione stessa ed alla sua attività.
Art. 6. Modifica dello Statuto - Lo Statuto è modificato con delibera dell’Assemblea con il voto favorevole di almeno 3/4 (tre quarti) dei suoi componenti.

Art. 7. Interpretazione dello Statuto - Lo Statuto è interpretato secondo le regole dell’interpretazione del contratto, stabilite dagli articoli 1362 e seguenti del codice civile, e secondo i criteri dell’interpretazione della legge, previsti dall’articolo 12 delle disposizioni della legge in generale.

Titolo II - Soci

Art. 8. Ammissione - L’Associazione è formata da Soci ordinari, Soci sostenitori e Soci onorari. L’ammissione è deliberata dal Consiglio direttivo con la maggioranza dei 2/3 (due terzi) dei consiglieri presenti, già Soci ordinari, su richiesta degli aspiranti.

Sono Soci ordinari quelli fondatori e quelli accettati come tali, secondo le modalità del comma precedente.

I Soci ordinari possono ricoprire tutte le cariche sociali e rappresentano l’elettorato attivo e quello passivo dell’Associazione.

Possono ottenere la qualifica di Soci sostenitori coloro che dichiarino di condividere le finalità dell’Associazione e contribuiscano liberamente nelle forme e nelle misure, almeno equivalenti rispetto a quelle dei Soci ordinari, stabilite dal Consiglio direttivo.

I Soci sostenitori non possono ricoprire alcun incarico e non hanno diritto al voto.

La qualità di Socio risulta dall’iscrizione nel Libro dei Soci, tenuto nei locali dell’Associazione, ed è comprovata dall’avvenuto versamento della quota sociale (o dal contributo, per i Soci sostenitori).

All’atto dell’iscrizione, il Socio appone la sua firma nel Libro, accanto al proprio nome, in segno di accettazione dello Statuto.

Ogni anno, il Consiglio direttivo ha la facoltà di nominare fino a cinque Soci onorari, per particolari meriti connessi alle finalità dell’Associazione.
Art. 9. Quota sociale - L’importo della quota sociale è stabilito dal Consiglio direttivo. Essa è intrasmissibile e non rivalutabile.
Art. 10. Diritti - Tutti i Soci prendono parte alla vita dell’Associazione, beneficiando delle attività che essa svolge. In particolare, possono:

- partecipare a tutte le manifestazioni organizzate dall’Associazione;

- iscriversi ai corsi eventualmente organizzati dalla medesima, prendendo parte alle conseguenti iniziative e gare.
Art. 11. Doveri - Il comportamento dei Soci verso gli altri Soci ed all’esterno dell’Associazione è ispirato a principi di correttezza e buona fede ed attuato con rigore morale e giuridico.

I Soci osservano lo Statuto, i Regolamenti e le delibere degli Organi dell’Associazione.
Art. 12. Esclusione - I Soci che contravvengono ai doveri previsti dallo Statuto possono essere esclusi dall’Associazione.

L’esclusione è deliberata dal Consiglio direttivo, ascoltate le giustificazioni dei Soci contravventori.
Titolo III - Organi

Art. 13. Individuazione - Sono Organi dell’Associazione:

a) l’Assemblea generale dei Soci;

b) il Consiglio direttivo

c) il Presidente

d) il Segretario

e) il Tesoriere (eventuale)

f) il Collegio dei Probiviri

Art. 14. Assemblea generale dei Soci - L’Assemblea generale dei Soci è l’organo sovrano dell’Associazione.

Essa è costituita dai Soci sostenitori (che hanno esclusivamente poteri consultivi) e dai Soci ordinari regolarmente iscritti.

All’Assemblea, che ha l’obbligo di riunirsi almeno due volte all’anno, sono devoluti i compiti di:

- eleggere i componenti del Consiglio direttivo, eccetto i primi consiglieri nominati all’atto della costituzione dai Soci fondatori, e quelli del Collegio dei Probiviri;

- approvare i bilanci di previsione ed i conti consuntivi annuali.

Nell’Assemblea convocata per l’elezione degli Organi amministrativi, ogni Socio ha diritto ad un solo ed unico voto.

In prima convocazione, le delibere devono essere prese a maggioranza dei voti con la presenza di almeno la metà dei Soci. In seconda convocazione, le delibere sono valide qualunque sia il numero degli intervenuti, ai sensi dell’articolo 21, comma 1, del codice civile.

L’Assemblea è convocata mediante pubblico avviso da affiggersi presso i locali dell’Associazione almeno 15 giorni prima e relativa comunicazione da inoltrare, con mezzi idonei, ai Soci almeno 10 giorni prima.

Le delibere dell’Assemblea vengono esposte nella sede sociale e sono a disposizione dei Soci, che possono, a proprie spese, riceverne copia.

Le prestazioni fornite dai Soci sono normalmente a titolo gratuito, eccetto il rimborso spese, e salvo che non risulti loro attribuito un incarico professionale o altro incarico retribuito per delibera del Consiglio direttivo.

Art. 15. Consiglio direttivo - Il Consiglio direttivo è formato da un minimo di 3 membri, eletti tra gli iscritti, e può prevedere successive integrazioni fino ad un massimo di 15, in relazione all’attività dell’Associazione.

I suoi compiti sono:

- elezione del Presidente;

- elezione del Vice Presidente, su proposta del Presidente;

- elezione del Segretario ed, eventualmente, del Tesoriere, non oltre la prima riunione utile del Consiglio dopo l’elezione del Presidente;

- studio e formazione dei programmi;

- gestione delle iniziative;

- stesura dei bilanci di previsione e consuntivi;

- ogni altro compito di ordinaria e straordinaria amministrazione inerente il funzionamento dell’Associazione;

Il Segretario tiene il Libro dei Soci e, in mancanza dell’elezione del Tesoriere, la Cassa; si occupa della gestione amministrativa dell’Associazione; relaziona costantemente il Presidente dell’attività svolta.

Il Tesoriere tiene la Cassa.

Per le delibere del Consiglio direttivo è richiesta la presenza della metà più uno dei membri del Consiglio stesso in carica e le decisioni sono prese a maggioranza semplice.

Il Consiglio direttivo è convocato dal Presidente ogni volta che lo ritenga necessario. Esso, inoltre, può essere convocato su richiesta scritta di tre suoi componenti (di due nel caso in cui sia composto da tre membri).

Il Consiglio direttivo rimane in carica tre anni, con le seguenti eccezioni: dimissioni volontarie o espulsione per motivi gravi o per cessato diritto di appartenenza all’Associazione di oltre la metà dei suoi componenti.

Art. 16. Presidente - Il Presidente è eletto dal Consiglio direttivo tra i componenti del Consiglio stesso.

Al Presidente spettano le seguenti competenze:

- rappresentanza legale dell’Associazione;

- convocazione del Consiglio direttivo e dell’Assemblea generale dei Soci;

- direzione amministrativa;

- stipula dei contratti dell’Associazione;

- rappresentanza dell’Associazione in giudizio;

- emissione dei mandati di pagamento;

- vigila sull’attività del Segretario (e del Tesoriere).

In caso di assenza o di impedimento temporaneo del Presidente, le sue funzioni sono svolte dal Vice Presidente o, in assenza, dal membro più anziano.

Per l’espletamento delle sue funzioni, il Presidente può delegare funzioni ed avvalersi di collaboratori.

Decade qualora non abbia dato conto della sua gestione entro tre mesi dalla chiusura dell’esercizio.

Art. 17. Collegio dei Probiviri - Tutte le controversie tra i Soci, l’Associazione o suoi Organi, sono sottoposte al Collegio dei Probiviri.

Esso è costituito da tre membri eletti tra i Soci ordinari in occasione della prima convocazione. Possono essere eletti fino a due supplenti.

Il Collegio giudica ex bono et aequo, senza formalità di procedura, con lodo non impugnabile.

I membri del Collegio dei Probiviri durano in carica tre anni e sono rieleggibili.

Titolo IV - Disposizioni finali
Art. 18. Esercizi associativi - Gli esercizi associativi si chiudono il 31 dicembre di ogni anno.

Ogni anno l’Associazione ha l’obbligo di redigere ed approvare un rendiconto economico e finanziario. Tale rendiconto viene redatto dal Consiglio direttivo che lo sottopone all’approvazione definitiva dell’Assemblea, da tenersi entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio.

Almeno 10 giorni prima dell’assemblea fissata per l’approvazione del bilancio, questo deve essere esposto nella sede dell’Associazione a disposizione dei Soci che intendono visionarlo.
Art. 19. Registri - L’Associazione tiene i seguenti registri:

- Libro dei verbali delle assemblee;

- Libro del Consiglio direttivo;

- Libro dei Soci;

- Libro Cassa.

Art. 20. Scioglimento - Lo scioglimento dell’Associazione è deliberato dall’Assemblea con voto favorevole di almeno 3/4 (tra quarti) dei Soci, ai sensi dell’articolo 21, comma 3, del codice civile.

In caso di scioglimento dell’Associazione, l’Assemblea delibera anche in ordine alla devoluzione del patrimonio per fini di beneficenza.

Il patrimonio residuo può, comunque, essere devoluto esclusivamente ad altre associazioni con scopi analoghi o con fini di pubblica utilità.

Art. 21. Rinvio - Per tutto quanto non previsto dal presente Statuto, si fa riferimento al codice civile ed alle altre norme di legge vigenti in materia.

Capaccio Scalo, lì 24 aprile 2009
Letto, approvato e sottoscritto

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ATTO COSTITUTIVO "IL RUMORE"

ATTO COSTITUTIVO DELL’ASSOCIAZIONE “IL RUMORE”

L’anno 2009, il giorno 24 del mese di aprile, in Capaccio Scalo (SA) alla via Magna Graecia, n. 179,

= 24 aprile 2009 =

1) E' costituita tra i suddetti signori e tra i quanti potranno aderire in seguito a norma dello Statuto allegato sotto la lettera “A” un’Associazione denominata “IL RUMORE”, ai sensi degli articoli 36 e seguenti del codice civile.

2) L'Associazione ha sede in Capaccio Scalo (SA) alla via Magna Graecia, n. 179, ed ha durata illimitata.

3) L’Associazione è retta dallo Statuto che, approvato dai suddetti signori, si allega al presente atto sotto la lettera “A”, quale parte integrante e sostanziale del medesimo;

4) L'Associazione è apolitica e apartitica e non ha finalità di lucro.

5) Durante la vita dell’Associazione vige il divieto assoluto di distribuzione, anche indiretta, di utili, fondi, riserve, capitali o avanzi di gestione conseguiti dalla medesima.

6) L'Associazione persegue le finalità ed osserva le regole previste dallo Statuto allegato, al quale si fa espresso riferimento, e che devono intendersi come qui integralmente trascritte.

7) A comporre il Consiglio direttivo per i primi 3 anni, vengono nominati i signori:

- Annunziato Davide;

- Eletto Mario;

- Marone Luigi;

- Tafuro Marco;

- Valva Gaetano.

8) I consiglieri nominati eleggono i signori:

Valva Gaetano, alla carica di Presidente;

Marone Luigi, alla carica di Vice Presidente;

Tafuro Marco, alla carica di Segretario;

Annunziato Davide, alla carica di Tesoriere;

i quali dichiarano di accettare la nomina.

9) A comporre il Collegio dei Probiviri, sempre per i primi 3 anni, vengono nominati i signori:

Verderame Adriano, alla carica di Presidente;

Fortino Alfonso;

Ventre Giovanni;

Annunziato Raffaele, quale supplente;

i quali dichiarano di accettare la nomina.

10) Le spese del presente atto e dipendenti sono a carico dell'Associazione.

I signori soci fondatori, approvano il presente atto e lo sottoscrivono in calce ed a margine delle altre pagine, come anche lo Statuto.

Capaccio Scalo, lì 24 Aprile 2009 .

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L' associazione è costituita ufficialmente.

Un ringraziamento va a tutte le persone che fin dal primo momento hanno creduto nei principi e nelle idee di costruire qualcosa di importante per i giovani di CAPACCIO-PAESTUM . I giovani sono il futuro di capaccio, ed e giusto che divertendosi e aiutandosi vicendevolmente, aiutano il paese a crescere. Ringraziamo il sindaco per averci dato la disponibilità di una sede, che sarà la casa di tutti i giovani di CAPACCIO-PAESTUM, e l' agenzia MULTISERVIZI di Elio Malfeo e Lucio Capo, che ci hanno permesso di creare con serietà e professionalità l'associazione mettendoci a diposizione: consulenza legale(Avv. Rosario Buccella), consulenza assicurativa INA ASSITALIA(Dott. Adriano Verderame) e consulenza commerciale(Dott. Gaetano Mottola). Un ringraziamento per la collaborazione va agli AMICI dell' ASSOCIAZIONE "CENTO PASSI" di Agropoli (SA). Un grazie a Mario Scairato per la creazione del logo dell'associazione. Un saluto speciale a tutti i giovani, ai cittadini, alla pubblica amministrazione e alle aziende di CAPACCIO-PAESTUM nell'invitarli a collaborare con noi per divertirci, per aiutarvi ed aiutare capaccio a crescere!!! I ♥ CAPACCIO!!!

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"IL RUMORE" artwork by yamo:Lab

IL RUMORE © 2009 artwork by yamo:Lab
. L' associazione ringrazia CARMINE DI FILIPPO per il lavoro svolto.
Site By http://www.myspace.com/yamolabs

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